23/03/08

LETTERA dall'INDIA


Bodh Gaya e' un ridente paesino della pianura gangetica. Varanasi e il Gange sono a tre-quattro ore di treno a sud; Calcutta e' a sei-settecento km a est. Qui e' pianura arida e polverosa, salgono le temperature, ma c'e' acqua poco sotto la superficie del terreno. Invece non c'e' molta corrente elettrica: manca spesso, e senza ventilatori, senza poter attaccare piastrina antizanzare, senza acqua calda per lavare i panni sudati, diventa un po' antipatica la quotidianita' A motivarmi e a rendere meno relativamente importanti questi problemini sono le storie che ogni giorno vivo e che i miei conoscenti raccontano.
Clark oggi e' partito per l'Australia. Tornera' quando io saro' ripartito da poco. Ci siamo incontrati in queste due settimane a pranzo e a cena: le chiacchiere con lui sono state piacevoli e importanti per dare senso a cio' in cui sono immerso (ma non per questo facilmente comprensibile). Il monastero buddista thai che lo ospita, ha deciso di chiudere la sua classe per farne un dormitorio. E gli ha anche chiesto di spostarsi in una stanza piu' piccola. Sono buddisti e non ti possono cacciare, ma ti sfrattano gentilmente. E poi la storia del dormitorio: e'chiaro che sono piu' interessati a far soldi coi turisti religiosi che a fare qualcosa per la gente di qui. Speravo che i buddisti si comportassero diversamente. Considerando anche l'assenza quasi totale di impegno civico da parte degli altri monasteri, mi pare che:
-- gli insegnamenti del Buddha sono importanti e vale la pena rifletterci su;
-- le organizzazioni religiose si vorrebbero depositarie di quel sapere, ma assumono atteggiamenti contraddittori rispetto a quegli insegnamenti e si preoccupano molto attivamente della riproduzione del loro potere economico.

A cena ho incontrato sempre due accoliti di Clark: Chacko e Pillai. E' Clark che paga. Portarli a cena da' continuita' al suo progetto almeno fino a quando trovera' una soluzione per la sua classe che conta almeno venticinque studenti (tutti poveri, per i ricchi c'e' possibilita' di private coaching). Chacko ha 18 anni, simpatico e dopo due anni con Clark ha un inglese fluente e tanta voglia di imparare. Ha una marcia in piu'. E' iscritto all'universita' di Gaya. Peccato che non ci siano lezioni da frequentare perche' gli insegnanti non le tengono. Gli esami si fanno a fatica perche' cambiano le date continuamente, slittando anche di sei mesi. Le istituzioni scolastiche primarie, secondarie e le università statali in india fanno cagare.
Pillai ha forse 16 anni, molti qui non vengono registrati. E' difficile capirlo per me. Certo per il suo inglese ciancicato ma non solo. Cinque anni fa sua madre, con un'altra figlia e un figlio, lo ha dovuto mettere alla porta. Il padre e' demente e quando il capofamiglia non ci sta e' un disastro. La moglie non puo' avere un ruolo sociale pubblico e, se lo avesse la figlia, il suo matrimonio, se mai ci sara', sarebbe compromesso per sempre. E cosi' lo hanno mandato dal fuffa, marito della sorella del padre. Ma lo trattano da servo: badare alla mucca, andare al mertcato... Pochissimo cibo e nessun affetto.
Il fratello di Pillai e' Roy, forse dodici anni, praticamente analfabeta. Lo abbiamo incontrato a Gaya e accompagnato a Barbata, dove c'e' una scuola gestita da una piccola ong italiana. Carinissima la scuola. Per alcuni studenti c'e' la possibilita' di vivere nell'ostello. Tutte le spese della scuola sono a carico della scuola stessa. Io paghero' solo il vitto e l'alloggio per i prossimi anni sempre che Roy si trovi bene. Hanno aule specifiche per l'inglese, geografia, storia... E una costante guida a cercare in se stessi, senza affidarsi ciecamente e solamente agli adulti o alle divinita', per quanto ogni fede viene accettata.

Casualmente ho conosciuto Jivanlal, un ragazzo di 25 anni che nella scuola di Barbata ha studiato per una decina d'anni: fa l'operaio in una compagnia telefonica e, ora, mentre deve aspettare che paghino loro un lavoro appena terminato, viene ogni giorno nel negozio di un venditore di sete. Dice che nella scuola ha imparato tra l'altro che e' meglio conoscere a fondo due o tre mestieri per poter contare sempre sulle proprie risorse nel caso il proprio lavoro principale venga a mancare. Mi dice: qui tra i locali nessuno sa niente di meditazione, yoga, ayurveda perche' studiare e' fatica. E qui a 30-40 diventano tutti pigri. Lo yoga e la meditazione vengono invece insegnati in questa scuola (ma non nelle altre) da insegnanti tutti locali, che non fan altro che attingere al patrimonio culturale indiano.

Ma parliamo di feste. Tra tre giorni tutto chiude per il finesettimana. E' Holi, uno dei festival Hindu piu' importanti dell'anno che culmina con la luna piena. Festa antichissima di sovvertimento delle posizioni sociali: canti, frizzi, ingiurie, e fuochi dove viene bruciato il male, tra l'altro una demonessa di nome Holika. Un'altra demonessa, della quale si celebra la morte a Holi, si
chiama Putana. Anche detta Festa dei coflori: polveri colorate sciolte nell'acqua e poi lanciate contro i passanti. Secondo alcuni il rosso sta per il sangue e il giallo per l'urina. Infatti un tempo i passanti venivano imbrattati con fango e merda. Preferisco di gran lunga le metafore colorate.


Ovviamente ci sono le mucche-mangia-carta, capre oziose lungo le strade, e un finto beduino che millanta di incantare con le sue note musicali dei serprenti che sono in realta' gia' istupiditi dalle droghe.

La moda vuole i Bihari fasciati in camicie attillate e jeans scoloriti. Belli, alti molto poco, contenuti. Magri, davvero molto magri. Sorrisi incantevoli.

In conclusione: le donne mi evitano, gli uomini mi sorridono. Cosi' vuole la tradizione. E cosi' sia.
FAGOO

foto Barbara Gussoni

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